Funambolismo

Nel buio della caverna, illuminati dagli smartphone. L’uomo smarrito e inconsapevole di esserlo

Capitava spesso di trovarmi chiuso in una stanza, al buio, con i miei pensieri, una penna e un foglio. Poi nel tempo la penna è diventata una tastiera e il foglio uno schermo di un PC. Centinaia di fogli, decine di agende vecchie e un’infinità di file divisi in cartelle hanno accolto i miei deliranti pensieri.

Per un periodo avevo fatto di questa mia passione un lavoro, una professione che mi piaceva fare. La preparazione prima di un’intervista era la cosa che mi piaceva di più. Dovevo conoscere tutto del personaggio, la sua storia, le sue idee, le sue opere. Non mi piaceva essere banale, anche se sicuramente lo sono stato molte volte. Ho conosciuto tante belle persone, ma anche tante meno belle. Mi piaceva l’idea di contribuire alla formazione dell’opinione pubblica, di influenzarla con i miei valori… avevo la presunzione di poterla migliorare.

Oggi, questa voglia di scrivere e di influenzare l’opinione pubblica è svanita. L’impulso di raccontare la verità, di scuotere le coscienze, sembra ormai smarrito in un mondo dove la notizia è più spettacolo che sostanza, e la parola più una merce da consumare che una luce che guida. La carta stampata, un tempo strumento di riflessione e cambiamento, ora si piega al mercato e al consenso, schiava di un’era che fa del rumore la sua lingua principale. Quest’epoca mi ha tolto la voglia di raccontare, i social hanno aperto il racconto a tutti, forse perché, nell’immenso mondo aperto dai social, mi sono reso conto di essere uno dei tanti.

Le parole ora nuotano libere nella mia testa in un incessante flusso di pensieri che sfugge all’ordine e alla coerenza. Ogni parola è un pensiero che si schiude e si perde, come una piccola onda che si infrange sulla riva, lasciando solo un’impronta che scompare rapidamente. In fondo, questo è ciò che è la vita stessa: un continuo mutare, una danza tra ciò che è e ciò che potrebbe essere, tra il desiderio di comprendere e l’accettazione che la comprensione totale è inaccessibile.

L’epoca dell’accesso senza precedenti ad una mole immensa di informazioni, ha modificato il nostro modo di percepire il mondo e di interagire con esso. Il Metaverso, i social, i motori di ricerca creano nuove forme di esperienze che ci rendono sempre più partecipanti passivi. Come i prigionieri della caverna platonica, subiamo la proiezione di ombre sui nostri schermi inconsapevoli, per la maggior parte di noi, che queste ombre non rappresentano una verità oggettiva, ma una costruzione mediata da interessi politici ed economici.

Nel celebre Mito della Caverna, Platone ci descrive come l’individuo sia confinato in un mondo sensibile fatto di ombre ed illusioni, incapace di accedere alla verità, se non attraverso un percorso di liberazione ed illuminazione. Oggi, potremmo dire che gli schermi dei nostri smartphone rappresentano la parete di quella caverna su cui vengono proiettate, da un flusso ininterrotto, contenuti digitali che filtrano, distorcono e manipolano la realtà. Platone però non si ferma a descrivere il mondo delle ombre, ma racconta il percorso che l’uomo deve compiere per liberarsi dalle catene e giungere alla verità filosofica. Descrive il passaggio dalla doxa all’episteme, dal mondo delle ombre e delle illusioni al mondo della luce, della verità oggettiva e filosofica.

A differenza di Platone, che indica il percorso per spezzare le catene e accedere alla verità, l’uomo digitale sceglie di rientrare nella caverna. Invece di sfidare le ombre, tende a ignorare la verità in favore di una narrazione facile e rassicurante, rinunciando al percorso doloroso ma necessario verso la conoscenza.

Oggi, viviamo nel regno delle ombre, seppur digitali, nell’ambito della doxa scambiata per verità. In questo sistema si mescolano finzione e verità.

Fenomeni che appiattiscono il pluralismo, semplificando il dibattito pubblico attorno a opinioni dominanti. Le echo-chamber e le filter bubble ci rinchiudono in sistemi chiusi dove le nostre opinioni e le nostre idee vengono amplificate e rafforzate, dove le idee minoritarie o le voci discordanti vengono silenziate e fatte sparire, creando così l’illusione che le opinioni dominanti siano universalmente condivise. Questi sistemi chiusi rappresentano l’odierna caverna platonica, dove vediamo solo quello che ci è concesso vedere.

La caverna digitale in cui ci stiamo facendo imprigionare, rende sempre più difficile l’accesso a una conoscenza vera, critica e consapevole. Le immagini e le narrazioni distorte dominano la scena, lasciando poco spazio al ragionamento e alla riflessione. Giovanni Sartori, con il concetto di Homo Videns, evidenziò come i media visivi stessero modificando il modo di comunicare le notizie attraverso la prevalenza dell’immagine sui contenuti verbali e argomentativi e di come questo abbia progressivamente impoverito la nostra capacità critica. La politica, ad esempio, è diventata un gioco di apparenze, dove il contenuto passa in secondo piano rispetto all’immagine pubblica del leader. In campagna elettorale, per esempio, non è più il contenuto del programma a rimanere impresso, ma l’immagine del leader e l’emozione che questa immagine ha suscitato nel pubblico. Il leader politico non è più portatore di messaggi, diviene egli stesso il messaggio. Siamo diventati consumatori passivi di immagini e simboli, non più partecipanti attivi al dibattito pubblico.

Il rischio, a seguito del continuo bombardamento di informazioni manipolate, è quello di perdere completamente la nostra capacità critica di distinguere il vero dal falso, portandoci a lottare fino alla morte per delle idee che ci fanno credere essere verità oggettiva, quando in realtà sono solo proiezioni di una mondo costruito ad arte. Un teatro, dove ognuno di noi deve rappresentare un personaggio in una storia che ha già un finale scritto. Diffidenti persino della nostra stessa ombra. In questo scenario, la nostra capacità di discernere la verità sarebbe gravemente compromessa, portando a una progressiva perdita di fiducia non solo nei media e nelle istituzioni democratiche, ma persino nel nostro vicino di casa.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Follow by Email
LinkedIn
LinkedIn
Share
Instagram