Pronto a scrivere di poesia, mi accingo a raccontar qualche emozione. Quando la penna diventa schiava dell’intuizione, che pare essere più un flusso di coscienza che una cosciente elaborazione.
Riscrivere di ciò che ho già scritto, ridire ciò che ho già detto…stasera no, non mi va.
Parlare di sogni andati, di storie nate per gioco e finite male, di amici che crescono intorno e di te che sembri rimaner fermo. No stasera non mi va… immaginare una donna che suona un violino, un papà che si fa culla per il suo bambino, creare l’immagine ideale che per una sera ti fa sentir normale. Oggi proprio non mi va!
Credere di trovare verità in testi di canzoni mai ascoltate e credere che tutto vada così, estrapolando frasi di un testo banale. Una nota non vale una lacrima, non stasera. Ho letto canzoni senza ascoltarle, ho scritto poesie senza pensarle, ho amato. E stasera non mi va…
Quella fievole voce di quel sogno che non c’è. Prendere la chitarra, suonare l’amore, cantare di arcobaleni che non mi appartengono, immaginare fate danzanti, barboni o viandanti. Nei suoi sogni la luna è più pigra, stasera… e a me proprio non mi va.
Veder la luna piena anche quando a forma di barchetta, lei… mi sorride. Credere che il rosso sia dei comunisti e che il nero sia solo dei fascisti. Credere che l’ambiente valga più della vita o che la vita valga più dell’ambiente. Scegliere. Pensare ad una bella donna su guanciali profondi che accarezzo con mano disattenta e leggera, sicuro di ritrovarla lì al mattino seguente per accarezzarla nuovamente. Pago il pegno di questo tempo che non ho più, potevo viverla meglio, accarezzarla diversamente, sentirmi vivo… poco distante, poco distratto. Ma stasera non mi va.
Conservo le mani per un momento di libertà, uno sfogo indolore che provoca piacere… immaginare i suoi seni rotondi, mai visti prima…così rotondi… e addormentarmi. Ma non mi va.
Quando poi, dai torpidi ozi, una segreta lacrima sfugge e cade sulla terra… nasce una rosa cieca che lei non vedrà mai. Un poeta nottambulo che raccatta con mistico fervor, nel cavo della mano, quella pallida lacrima iridescente che, per sottrarla al sole e alla terra, la nasconde in cuore. Canto di notte le universali emozioni offrendo alla luna quelle lacrime di un Pierrot innamorato e senza voglia. Un lui che ha voglia di sentirsi uomo, poeta, scrittore, marito, padre … portando sempre con sé l’animo di un Pierrot innamorato via via a qualcosa di nuovo. Mentre oggi è solo una piccola pausa a quella cosa splendida che voi chiamate vita.
