Apri un cassetto e ritrovi una lettera che parla di te, dei tempi che furono, di quando inseguivi il sogno di un calcio ad un pallone, semplice sfera per altri, contenitore di emozioni per te che non ascoltavi i giudizi mascherati da ottimi consigli e ti ritrovi, con somma sorpresa, a scrivere di calcio proprio quando intorno a te nessuno ne parla.
Quando correre era tutto, quando inseguire un pallone equivaleva inseguire un sogno e… non era facile stargli dietro. Un giocattolo sferico che rotola via, proprio come i sogni, e se non sei allenato li perdi per sempre in quella lunga salita che chiamano vita. Mentre tu sei intento a scalare, il pallone cede alla forza di gravità e vola giù. Come quando da piccolo ci si riuniva nell’atrio, sotto casa, e quel maledetto pallone, che tanto amavi perché comprato con i tuoi poveri risparmi, o con una colletta fatta tra amici, finiva proprio sulla finestra di quella vecchietta che tanto odiava quei “bravi” giovanotti intenti a far baccano per ore. Maledetto pallone, finiva sempre lì… a fine giornata ritrovavi solo la sua carcassa svuotata di sogni… la vecchietta li aveva tolto il respiro con un taglio netto, da nord a sud.
Ritrovi il racconto di un gol, di un’esultanza che non era semplice imitazione, ma pura energia, scombinata e a volte senza senso… era solo un urlo, proprio quell’urlo che faceva imbestialire la vecchietta, era una corsa a braccia aperte verso nessuno, ed era così bello quel momento di estrema libertà che bisognerebbe esultare così per ogni cosa, per un bacio inaspettato, per una carezza, per un piatto caldo, per una madre e per un padre, per un figlio, per la stanchezza a fine giornata, per gli amici…
Studiare o allenarsi, amici o compagni di squadra… diventa tutto complicato, anche se dall’esterno nessuno lo capisce. Si può perdere anche qualche anno scolastico, un sacrificio quasi obbligato, e ti ritrovi gli amici di sempre pronti a giudicarti e i compagni di squadra pronti a capirti. E la confusione aumenta. Ma ad un certo punto ritorna la gravità a sistemare tutto. Il pallone cede, o sei tu a cedere, e vola via, cade giù insieme a tutti gli altri. Chissà quanti ce ne sono in fondo alla salita, pronti ad accogliere il nostro corpo stanco quando tutto sarà terminato.
Una lettera che fa commuovere, non tanto per la qualità delle parole, anzi, ma per il senso che porta con sé. Il ricordo di un tempo che sembra così lontano, forse perduto. Una giovinezza fatta di corsa, lasciata indietro senza neanche un ringraziamento, una carezza, l’ipocrisia della maturità che ti porta a credere che quello che hai adesso è solo frutto del presente… allora respiri, non solo perché sei vivo, felice per quello che hai, per quello che fai, respiri soprattutto per quello che questa lettera ha sprigionato, ossigeno e aria purissima. Si spezzano le catene del ricordo, il passato riacquista il suo ruolo e tu…ritorni ad essere un campione, per pochi istanti, ancora in corsa, dopo un gol, a braccia aperte contro il vento e verso nessuno, per la ritrovata libertà.
Questo è il respiro del campione.
Il respiro del campione
